In occasione della vittoria del Celtic di Glasgow nel campionato scozzese, i giocatori hanno festeggiato davanti ai loro tifosi la vittoria del titolo.
L’allenatore Neil Lennon e il giocatore più rappresentativo Georgios Samaras hanno deciso di regalare “momenti di gloria” a un bambino “speciale”.
Il primo gli ha donato la propria medaglia mentre l’attaccante greco lo ha preso in braccio facendogli fare il giro di campo davanti al pubblico del Celtic Park.
Come a dire che si può dare un calcio al “calcio delle banane“.
O meglio, si possono mostrare, anche nel calcio, altri modelli educativi a cui i ragazzi possono far riferimento.
Da giocatore prima, e da allenatore poi, ho sempre sentito forte l’ipocrisia del calcio. Un ambiente nel quale se vinci, sei, se invece perdi sei un “coglione” . Già qui inizia una discriminazione, oserei dire culturale, dove chi viene sconfitto ha si chances di ripresa, ma spesso l’etichetta del perdente rimane viva.
Occorre lavorare sulla cultura della sconfitta, perché la vita stessa presenta difficoltà che molto spesso fatichiamo a superare, e quindi si perde. Credo invece che proprio dalle fatiche difficili si possano recuperare strumenti per risalire o per combattere meglio le situazioni. Ma la cosa forse più importante, e’ imparare a riconoscere le difficoltà altrui e rispettarne i momenti.
Quanto scritto si discosta dal tema della vostra riflessione, ma il video mi ha portato inevitabilmente all’origine del lancio delle banane.
La banana lanciata contro il giocatore del Barcellona Dani Alves, Suarez che evita di stringere la mano ai compagni di colore, i fischi contro Balottelli, l’ultimo lancio di banane a Bergamo nei confronti di un giocatore del Milan, e tanti casi ancora, sono indice di un processo culturale umano che fatica a entrare nei tessuti profondi del nostro animo.
L’immagine del giro di campo del giocatore con in braccio il bambino disabile, e’ sicuramente toccante, ma domani andrò ad assistere in un campetto di provincia ad una partita di calcio giovanile, dove genitori prenderanno di mira il bambino più grasso o più magro, o chi dimostra difficoltà nelle situazioni di gioco, per deriderlo e farlo sbagliare ancora di più.
Quanti giri di campo ancora…….
Lino Carravieri
Hai ragione Lino, occorrono ancora molti giri di campo… Se poi lo stadio, metaforicamente parlando, è inserito in un quartiere dove la competizione sfrenata, insieme all’egoismo, sono gli imperativi dominanti, allora la strada da fare sarà tantissima.
Disapprovo quando vedo gli allenatori degli under che trattano dei bambinetti di sei anni come se allenassero degli adulti; li tartassano al solo scopo di vincere e non di aiutarli a crescere; loro hanno, come noi docenti abbiamo, responsabilità educative importanti.
Molto spesso mancano gli esempi, i modelli positivi di riferimento e, nel suo piccolo, con il suo gesto Samaras (come pure Dani Alves o come Zanetti con il suo stile) sono un esempio “altro” di cui c’è proprio bisogno.
Continuiamo pur a correre… anche se a volte “ci vuole un fisico bestiale”