It’s times like these you learn to live again
it’s times like these you give and give again
it’s times like these you learn to love again
it’s times like these, time and time again
(È in tempi come questi che si impara a vivere di nuovo
È in tempi come questi che si dà e si dà ancora
È in tempi come questi che si impara ad amare di nuovo
È in tempi come questi, tempo e ancora tempo)
Foo Fighters
È in tempi come questi che bisogna leggere attentamente ed osservare; è in tempi come questi che bisogna indovinare l’intruso oppure scoprire cosa manca; è in tempi come questi che occorre scegliere di scegliere.
Di seguito la mia piccola e semplice proposta per esercitarsi al meglio.
A) In questo periodo in cui sembrano moltiplicarsi i gattopardi, le volpi ed i caimani, osserva la foto.
Qual è l’intruso?
Scegli la frase più adatta fra quelle indicate sotto.
1) Una delle più vistose differenze fra un gatto e una bugia è che il gatto ha solo nove vite (Mark Twain)
2) Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino (Proverbio)
3) Mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco. (Giovani Trapattoni)
B) In questo periodo in cui sembra mancare il sostegno delle idee, analizza la foto.
Cosa manca?
Scegli la frase più adatta fra quelle indicate sotto.
1) Il più delle volte sono gli uomini a saltar giù dal ponte (Charles Bukowski)
2) Ponte ponente ponte pi tappe tapperugia (Filastrocca)
3) Purtroppo sono più numerosi gli uomini che costruiscono muri di quelli che costruiscono ponti (Proverbio cinese)
C) In questo periodo in cui per darsi una mossa sembra bastare la suggestione di un cambio di poltrona, guarda la foto.
Cosa manca?

Scegli la frase più adatta fra quelle indicate sotto.
1) Sotto la panca la capra campa sotto la panca la capra crepa (Scioglilingua)
2) Gli italiani sono un popolo di sedentari. Chi fa carriera ottiene una poltrona (Gino Bartali)
3) Il borghese è l’uomo seduto. Una sedia non è una casta (Victor Hugo)
D) In questo periodo in cui per stare a galla sembra necessario parlare “a dorso” o a “rana”, controlla la foto.
Cosa manca?

Scegli la frase più adatta fra le seguenti:
1) Non bisogna entrare in barca senza remi (Proverbio)
2) Fin che la barca va, lasciala andare (Orietta Berti)
3) Barca senza timone va presto al fondo (Proverbio)
E) In questo periodo in cui per essere considerati credibili sembra necessario credere di essere creduti, esamina la foto.
Cosa manca?

Scegli la frase più adatta fra quelle indicate sotto.
1) Una donna ha bisogno di un uomo come un pesce ha bisogno di una bicicletta. (Slogan femminista anni 70)
2) Hai voluto la bicicletta , adesso pedala (Proverbio)
3) La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti. (Albert Einstein)
F) In questo periodo in cui le dichiarazioni sembra non vadano mai d’accordo con i tagli alla spesa pubblica, leggi bene il bel discorso sulla scuola presentato al Senato da Matteo Renzi.
Cosa manca?
Noi pensiamo che non ci sia politica alcuna che non parta dalla centralità della scuola. Mi piacerebbe che chi ha la presunzione di avere la verità in tasca avesse la possibilità di confrontarsi con le insegnanti delle scuole e le famiglie nella loro vita di tutti i giorni, perché l’idea che da questa parte ci sia la casta e dall’altra ci siano i cittadini si è un po’ rovesciata. Lo dico a una parte di questo Parlamento. Chi di noi tutti i giorni ha incontrato cittadini, insegnanti, educatori e mamme sa perfettamente che c’è una bellissima e straordinaria richiesta che è duplice. Da un lato si chiede di restituire valore sociale all’insegnante, e questo non ha bisogno di alcuna riforma, ma di un cambio di forma mentis.
Non ha bisogno di denaro, riforme, commissioni di studio: c’è bisogno del rispetto che si deve a chi quotidianamente va nelle nostre classi e assume su di sé il compito struggente e devastante di essere collaboratore della creazione di una libertà, della famiglia e delle agenzie educative. Il compito di un insegnante è straordinario. Ci avete mai parlato con gli insegnanti e ascoltato quello che dicono oggi?
Qual è la priorità che questo Paese ha nei confronti degli insegnanti?
Sicuramente lo sa il Ministro dell’istruzione pubblica e dell’università: coinvolgere dal basso in ogni processo di riforma gli operatori della scuola. Non c’è dubbio. Ma c’è una priorità a monte: recuperare quella fiducia, quella credibilità, recuperare quella dimensione per cui se qui si fanno le cose, allora nelle scuole si può tornare a credere che l’educazione sia davvero il motore dello sviluppo. Ci sono fior di studi di economisti che dimostrano come un territorio che investe in capitale umano, in educazione, in istruzione pubblica è un territorio più forte rispetto agli altri.
Da Presidente del Consiglio io entrerò nelle scuole, una volta ottenuta – se così sarà – la fiducia dal Senato e dalla Camera. Mercoledì mattina, come faccio tutte le settimane, mi recherò in una scuola (la prima sarà un istituto di Treviso, perché ho scelto di partire dal Nord-Est, mentre la settimana prossima andrò in una scuola del Sud), e lo farò perché penso che sia fondamentale che il Governo non stia soltanto a Roma, e quindi mi recherò nelle scuole, come facevo da sindaco, per dare un segnale simbolico, se volete persino banale, per dimostrare che da lì riparte un Paese. Dalla capacità di educare, di tirare via, di tirare fuori (nel senso latino del termine) nasce la credibilità di un Paese, ma per farlo c’è bisogno della capacità di garantire una concretezza amministrativa.
Con quale credibilità possiamo dire questo se continuiamo a tenere gli investimenti nell’edilizia scolastica bloccati da un Patto di stabilità interno che almeno su questa parte va cambiato subito? Come si può pensare che il Comune, la Provincia abbiano competenza sull’edilizia scolastica senza però avere la possibilità di spendere soldi che sono lì bloccati perché esistono norme che si preoccupano della stabilità burocratica ma non si rendono conto della stabilità delle aule in cui vanno a studiare i nostri figli? Come è possibile che non ci sia chiarezza su questo aspetto?
Domani scriverò una lettera ai miei colleghi sindaci, oltre 8.000, per chiedere a tutti loro e ai Presidenti delle Province sopravvissuti di fare il punto della situazione sull’edilizia scolastica, seguendo un bellissimo ragionamento del senatore Renzo Piano. Non so chi di voi ha avuto modo di conoscere le parole, a mio giudizio straordinarie, che Renzo Piano ha pronunciato pochi giorni fa in un’intervista. Piano ha invitato a rammendare i nostri territori, a rammendare le periferie. Credo sia un’espressione molto bella, che dà il senso di ciò di cui abbiamo bisogno. Noi abbiamo bisogno di intervenire nell’edilizia scolastica dal 15 giugno al 15 settembre, con un programma straordinario – dell’ordine di qualche miliardo di euro, e non di qualche decina di milioni – da attuare sui singoli territori, partendo dalle richieste dei sindaci e intervenendo in modo concreto e puntuale. Ma come? Di fronte alla crisi economica parti dalle scuole? Sì: di fronte alla crisi economica non puoi non partire dalle scuole. Di fronte alla crisi economica partire dalle scuole significa partire, innanzitutto, da una tregua educativa con le famiglie e da un intervento nell’edilizia e nella infrastrutturazione scolastica su cui, nelle prossime settimane, vedrete concreti risultati.
È chiaro che il tema della scuola è parziale rispetto al grande tema dell’educazione. Si inizia con gli asili nido. Gli Obiettivi di Lisbona vedono oggi un Paese drammaticamente diviso in due, tra una parte dell’Italia che ha già raggiunto quegli obiettivi (con alcune città che stanno sopra il 40 per cento) e una parte dell’Italia che veleggia su percentuali drammatiche. Alcune non arrivano neanche a doppia cifra: mi riferisco al numero dei bambini che frequentano gli asili nido.
Non è un tema da addetti ai lavori. È il tema vero nella vita di tutti i giorni. È il tema che si collega non necessariamente, ma parzialmente, al fatto che abbiamo la condizione di disoccupazione femminile più alta d’Europa. Ed è inaccettabile in una cornice come quella in cui stiamo vivendo. È un tema che si collega al fatto che un bambino che non frequenta l’asilo nido ha un’occasione in meno rispetto a un suo coetaneo di un altro Paese.
Però, non vorrei che questo facesse venir meno un giudizio sulle priorità che riguardano la condizione economica. Metto a verbale che la scuola è il punto di partenza, e intervengo sulle quattro riforme che vi proponiamo, che vi proporremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, e la cui urgenza è l’elemento che detta la scansione temporale dei prossimi mesi e dei prossimi anni, e anche il cambio che noi abbiamo fatto all’interno del Governo.
Qual è la differenza fra un insegnante ed un politico rampante?
La differenza fra un insegnante ed un politico è che l’insegnante, quando definisce la propria programmazione di lavoro, deve presentare le finalità da raggiungere, gli obiettivi necessari allo scopo, i contenuti, i metodi, le strategie, i mezzi e le relative modalità di verifica e di valutazione.
Un politico, quando presenta il proprio programma per ottenere la fiducia al Senato, no.
Però può differRENZIarsi facendo sfoggio delle proprie doti di confeRENZIere e mostrarsi più concorRENZIale mentre percorre corsie prefeRENZIali, lasciando di fatto tutti noi sotto piogge torRENZIali.
Foo Fighters – In times like these
ti stai INVALSI-trasformando?
Giammai!!! Al contrario mi sto RENZI-preoccupando