PeanutsSchroederI personaggi dei Peanuts, nella vignetta a fianco, sono Schroeder e Lucy.
Il primo è un bambino tranquillo che trascorre la maggior parte del tempo suonando il suo pianoforte giocattolo; ha un’ammirazione smisurata per Ludwig Van Beethoven di cui il 16 dicembre di ogni anno festeggia l’anniversario della nascita e si infuria con chi non lo stima adeguatamente.
Lucy invece è la sorella maggiore di Linus, una bambina lunatica, scontrosa e cinica, che stuzzica e provoca tutti: suo fratello, Charlie Brown e pure Schroeder, di cui è innamorata.
Nella vignetta in inglese Schroeder annuncia che oggi è il compleanno di Beethoven e Lucy gli chiede che cosa abbia comprato per lei, scatenando la sua irritazione.
beethoven-peanuts-lucy-schroederOggi è davvero l’anniversario della nascita di Beethoven (Bonn 1770) e, per quanto io non sia un esperto conoscitore di musica classica, credo che la veemenza espressa in alcune sue Sinfonie sia parecchio più incisiva di un brano degli AC DC; penso che il contrasto di atmosfere che si avverte in alcune composizioni sia molto più suggestivo rispetto a quello che caratterizza il suono dei Foo Fighters; ritengo che il modo tormentato in cui descrive e racconta sia dimostrazione di una potenza creativa e trasgressiva che mi fa pensare a Jimi Hendrix.
E poi c’è la straordinaria vitalità che Beethoven riesce a trasmettere nelle sue composizioni.
Propongo che nel piano di studi dei medici, terapisti e psicologi si inseriscano “Principi di Beethovenismo” affinché, in futuro, ne possano consigliare l’ascolto regolare ai propri pazienti come ansiolitico a rilascio graduale di serotonina.
roll-over-beethoven_chuck-berryLa frase del titolo “Forse Beethoven non è morto. E dubito che i cretini vivano… è presa da un bel libro di Eric-Emmanuel Schmitt che si intitola: “Quando penso che Beethoven è morto mentre tanti cretini ancora vivono”.
I “cretini”, presentati da un Beethoven che invita a non disimpegnarsi mai, sono gli indifferenti, i disincantati, i cinici e i nichilisti.
“L’indifferente se ne frega di tutto, di tutti e di tutte: a lui interessa solo se stesso. Parlargli di solidarietà è come parlare di punto a croce con una lumaca.
Il disincantato, che ha già visto tutto, conosciuto tutto, vissuto tutto e sentito tutto, confessa la propria stanchezza. Coglie solo le somiglianze, mai le differenze.
Il cinico interpreta il mondo in maniera brillante, denunciando sempre il nero che si nasconde sotto il bianco, l’interesse che si cela sotto l’altruismo e praticando il sospetto perpetuo. Pensare vuol dire distruggere e smantellare, mai edificare o creare.
Il nichilista, quello che non crede in niente, aspira alla purezza. La conseguenza logica del nichilismo rimane il suicidio. Ragion per cui non si incontrano mai dei veri nichilisti perché sono già morti. Ci si imbatte solo in nichilisti falliti.

andy-warhol-beethoven-beethoven-390_PopArt_11Di conseguenza non può definirsi “cretino” chi crede alla ricchezza del mondo naturale e umano, alla sua profusione, alle migliaia di sorprese che riserva.
Consiglio la lettura del libro di Schmitt (come pure di qualsiasi altro libro dello stesso autore) anche perché contiene un “Credo” molto particolare: “Il Credo dell’ottimismo moderno”.
Un ottimismo che, come scrive l’autore, “concilia senso del tragico e speranza nell’avvenire”.
Ho sempre pensato che l’ottimismo sia una caratteristica vitale di chi sceglie il mestiere di insegnare.
Il noto pedagogista Piero Bertolini scriveva: “Un autentico educatore non può che essere ottimista, anche se naturalmente non intendo un ottimismo vago, puramente emotivo, sentimentale. Agli insegnanti, agli educatori dico sempre: «Se non siete ottimisti cambiate mestiere!» perché l’ottimismo vuol dire avere fiducia negli altri e in particolare avere fiducia nel bambino, nel ragazzo. Se un educatore è ottimista è portato ad aiutare il bambino a essere anche lui ottimista, cioè a essere orientato verso un modo di vivere che lo veda attivo, consapevole di poter intervenire nella realtà per trasformarla, per trasformarla in qualcosa di migliore.
Eric-Emmanuel Schmitt “dopo vari mesi di convivenza con Beethoven” è arrivato a formulare a parole i suoi suggerimenti”.
Ecco quindiIL CREDO DELL’OTTIMISMO MODERNOtratto dal libro sopra citato.
HappyBirthdayBeethoven
Sono ottimista perché trovo il mondo feroce, ingiusto e indifferente.

Sono ottimista perché ritengo la vita troppo corta, limitata e dolorosa.
Sono ottimista perché ho accettato la morte della conoscenza e ormai so che non saprò mai.
Sono ottimista perché mi accorgo che ogni equilibrio è fragile e provvisorio.
Sono ottimista perché non credo al progresso, e più esattamente non credo che ci sia un progresso automatico, necessario, ineluttabile, un progresso senza di me, senza di noi, senza la nostra volontà, senza il nostro sudore.
Sono ottimista perché temo che il peggio debba ancora arrivare e farò di tutto per evitarlo.
Sono ottimista perché è la sola proposta intelligente che l’assurdo mi ispira.
Sono ottimista perché è l’unica azione coerente che mi suggerisce la disperazione.
Sì, sono ottimista, perché è una scommessa che mi conviene: se il destino mi dimostra che ho fatto bene ad avere fiducia vinco, mentre se il destino mi rivela che ho sbagliato non avrò perduto niente, avrò anzi avuto una vita migliore, più utile, più generosa.
Comunque pensiate che Beethoven non sia morto, buon ascolto.