Il motivo per cui lo chiamano il Boss, secondo me, non sta tanto nell’energia inesauribile e contagiosa che propone nelle tre ore circa di un normale concerto.
E non sta neanche nel riferimento alle sue origini napoletane, da parte di madre.
Come pure non sta nel fatto che agli inizi fosse lui a pagare lo stipendio ai compagni della band o che fosse così bravo a giovare a Monopoli che gli amici lo chiamavano così. Io penso che Bruce Springsteen sia Il Boss perché riesce, tranne rarissimi casi, a pensare alla canzone giusta al momento giusto.
Da pochi giorni è uscita la notizia di un suo nuovo album che uscirà a gennaio; si intitolerà “Grandi speranze” o meglio “High hopes” dal nome di un brano inizialmente cantato dagli Havalinas nel 1990.
Alla chitarra sarà con lui l’ex Rage Against the Machine: Tom Morello (in 8 brani su 12).
Finalmente!!! Era dai tempi di una stratosferica versione di The Ghost of Tom Joad al concerto per il venticinquesimo anniversario della Rock & Roll Hall of Fame del 2009 che immaginavo altre collaborazioni tra i due.
Questa è quella canzone (che sarebbe meglio definire: una visione):
La poetica appassionata e coinvolgente di Bruce Springsteen insieme alla rabbia creativa ed insuperabile di Tom Morello generano un messaggio emotivamente potentissimo.
Il falegname Springsteen insieme al fabbro Morello riescono ad elevare il proprio contributo artigiano a vera e propria cooperazione artistica fino a trasformare gli accordi delle loro chitarre in decisi disaccordi sociali (“Ovunque ci sia qualcuno che lotti per un posto in cui stare o per un lavoro decente, ovunque qualcuno stia lottando per essere libero, guarda nei loro occhi e mi vedrai“).
“Well, don’t you know these days you pay for everything” è un verso della canzone “High Hopes”.
“Non lo sapete che in questi giorni si paga per tutto” non è solo un verso della canzone “High Hopes”.
Eppure io penso ci sia bisogno di avere “Grandi speranze” o “Speranze alte”.
Il filosofo Ernst Bloch scriveva: “L’importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. Lo sperare, superiore all’aver paura, non è né passivo come questo sentimento né, anzi meno che mai, bloccato nel nulla. L’affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli, non si sazia mai di sapere che cosa internamente li fa tendere a uno scopo e che cosa all’esterno può essere loro alleato. Il lavoro di questo affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono”(da Il principio Speranza).
Il brano scelto da Springsteen arriva nel momento giusto: perché anche questo è il momento di avere “Speranze Alte”.
Non a causa della “grande decadenza”, perché il berlusconismo ha radici profonde.
Non a causa delle maggioranze indebolite, perché le larghe intese poggiano su basi solide.
Non a causa dei contrasti nel centro destra, perché i falchi, le colombe e le pitonesse non mangiano i caimani.
Non a causa dei contrasti sulla giustizia, perché la legge non è uguale per tutti.
Non a causa delle discriminazioni sociali, perché siamo un paese pieno di razzisti.
Non a causa delle banche in crisi, perché c’è sempre un governo pronto ad aiutarle.
Occorre avere “Grandi speranze” perché l’indignazione diffusa non degeneri in sfiducia e rinuncia ma insieme si provi a trasformarla in progettualità per una resistenza che diventi partecipazione attiva e creativa.
E poi perché, come affermava Block, speranza e utopia sono elementi essenziali dell’agire e del pensare umano.
Comunque partecipiate, buona speranza e buon ascolto.
Ossigeno per la mente e poesia per il cuore
Noi Mauro non siamo dei fumatori dell’oppio dei popoli, abbiamo l’incrollabile consapevolezza che possa esistere un mondo migliore. Non la terra promessa, ma un mondo dove la parola, il pensiero, la discussione non siano fatti di materiale plastico, ma costruiti con i Lego della tolleranza, della scienza e coscienza, del sogno e della forza del lavoro, della fantasie e della materialità. Un mondo dove gli improbabili faccendieri che ci governano, non solo dal governo, ma della alte direzioni, siano solo un lontano ricordo. Un mondo dove chi ha opinioni diverse, discute e non siede agli stessi tavoli. Un mondo dove conservatori e progressisti siano alternativi, rispettosi delle regole, ma lontani anni luce tra loro. Un mondo dove sognare non sia proibito per Decreto Legge.
grazie