Non mi interessa riempire pagine per descrivere le potenzialità didattiche di un Tablet: ci pensano già gli specialisti.
Non mi interessa neanche sostenere la sua facilità d’uso per i bambini a scuola: ci pensano già i pedagogisti.
Non mi interessa neppure che gli zaini degli studenti si alleggeriscano: ci pensano già i salutisti.
Non mi interessa nemmeno preoccuparmi del risparmio di carta: ci pensano già gli ecologisti.
Non mi interessa manco la razionalizzazione degli archivi: ci pensano già gli efficientisti.
Non mi interessa per niente questa pseudo modernizzazione: ci pensano già i responsabili degli acquisti.
Mi interessa che ci si interessi PRIMA:
– di chi usa il Tablet a scuola: i bambini, i ragazzi, i docenti, i collaboratori,
– delle relazioni che si possono creare con e attorno a questo strumento,
– dell’uso educativo prima che della comodità d’uso,
– dei veri bisogni della scuola e non di quelli indotti dalla smania della modernizzazione,
– più dello studio e meno della propaganda,
– di come si coinvolgono i docenti e le famiglie nella decisione di spendere soldi per questi acquisti,
– di ragionare sul ritorno che il suo uso può avere nell’apprendimento e meno del ritorno di immagine per le Coop e per le ditte produttrici di software che sponsorizzano i vari progetti scolastici.
In definitiva non mi interessa screditare il tablet (ne ho uno anche io e riconosco i mille vantaggi) però…
mi interessa mostrarvi questo breve video pubblicitario perché riesce a raccontare in pochi secondi tutti i punti di forza e di debolezza di questo strumento.
Integrazione Scolastica, Scuola Pubblica
Scuola in tablets
Bellissimo……..concordo in pieno
Questo articolo, simpaticamente ironico, è comunque una breve sintesi di quello che succede in Italia, si parla, si parla, si parla ma non cambia mai niente.
In effetti Stefano questa è una delle cose che può succedere anche a scuola: si parla ma non si fa niente.
Altre volte però non si parla e altri fanno al posto nostro, e questo mi sembra grave.
Trovare il giusto equilibrio non è facile ma la scuola conosce e sa bene come si fa, dopo aver riflettuto, e di conseguenza sa come poter cambiare. La scuola li conosce ancora gli spazi per decidere e le modalità per condividere: nella maggior parte delle scuole si pratica ancora lo stesso metodo, seppur con il fiato sul collo di certi dirigenti che vorrebbero fare a modo loro o del loro superiore, senza condividere troppo con il personale.
Dipende solo dalla volontà dei docenti, delle famiglie, del personale e degli studenti di sentire la scuola (come pure la sanità, la giustizia,il lavoro, …) come un bene comune che ci appartiene ed in cui vogliamo impegnarci per ottenere cambiamenti coerenti con l’idea di società che immaginiamo.