Ormai immagino sia chiaro a molti: io credo che Il Paese con la Esse Davanti possa esistere, ritengo che sia un luogo ideale verso cui tendere, dunque penso sia un bel posto per abitarci.
Qualche anno fa, esattamente il 15 ottobre 2010, in occasione della serata “Un panino con Dante” organizzata dal Coordinamento lavoratori precari FLC CGIL di Ferrara e dal Coordinamento Istruzione Pubblica, ho provato a continuare la bellissima favola di Gianni Rodari, cercando di contestualizzarla.
È stato un modo ironico per azzardare un’analisi di un periodo davvero “nero”.
Per chi volesse leggerla si trova, insieme all’originale di Rodari, su Carmilla (Letteratura, Immaginario e Cultura d’Opposizione): qui.
Seguendo l’attualità politica di questi “giorni affollati” di sconsiderate minacce, di intollerabili ricatti, di improbabili decadenze, di possibili amnistie, di larghe intese e di rinate forze mi è venuta la curiosità di rileggerla e mentre lo facevo mi sono scappate diverse integrazioni e modifiche.
Non me ne vogliano i Sociologi.
IL PAESE CON L’ESSE DAVANTI (remastered)
Un brutto giorno nel Paese con l’Esse Davanti arrivò un Signore Buffo che, cantando canzoni, sviolinando e battendo cassa, diventò subito familiare a quasi tutti.
Visto che la gente di quel paese si fidava soprattutto delle persone che avevano il nome che iniziava per S o dei tipi Simpatici, quel Signore ne approfittò e cominciò a chiedere soldi a destra e a destra, a nord e a sud, nei loggioni e nelle logge e anche nelle stalle.
Qualcuno gli rispose a gran voce: “Sì”; altri quasi bisbigliando: “pSì”.
Ne raccolse così tanti ma così tanti che non sapeva più dove conservarli.
Decise allora di cominciare a costruire delle case per metterceli dentro: case piccole e case grandi, case nella regione dei due mari, case per la zona dei tre monti, case di tolleranza e anche case della libertà.
Ma le case non erano grandi come voleva lui.
Allora costruì palazzi di ogni tipo: palazzi per le finanziarie, palazzi per i finanziatori, palazzi per i palazzinari, palazzi per i figli e anche palazzi per le nipoti.
Ma i palazzi non erano così grandi come voleva lui.
Allora pensò di costruire delle ville: ville per viverci in città, ville per viverci all’estero, ville per viverci da villani, ville per viverci con i santi, e anche ville per viverci in Certosa.
Poi capì che, per fare ancora più soldi, in quel paese, era meglio inventare qualcosa di nuovo.
Provò e riprovò e, dopo aver sperimentato direttamente lo “Smentisco” (una bevanda alcolica al sapor di menta che non ti fa ricordare più quello che hai detto due minuti prima), e dopo aver progettato il “Rabbuio” (una lampada, fatta con una lega di metalli ricavati nel tunnel dei neutrini, che emana fasci di buio), riuscì finalmente ad ottenere il brevetto per una invenzione incredibile che gli avrebbe permesso di diventare più celebre. Si chiamava: “TELE”.
TELE era una specie di condizionatore da salotto, facile da installare e comodo da usare in tutti i climi e per tutte le stagioni.
Funzionava così: se prima, ad esempio, nel Paese con la Esse Davanti, le persone avevano le visioni ed immaginavano quello che desideravano avvenisse, adesso invece, comprando TELE, le visioni diventavano TELEvisioni e loro immaginavano quello che voleva il Signore Buffo.
La gente era contenta perché, con pochi soldi, poteva avere TELEfilm, TELEnovelas, TELEcronache, TELEromanzi e addirittura TELEsogni, cioè una valanga di signorine svestite che sembrava quasi volessero uscire fuori dal condizionatore tanto erano prorompenti.
A dire il vero, insieme a TELEsogni fu inventato il TELEpuoiscordare ma il brevetto di quest’ultimo apparecchio fu tenuto nascosto volontariamente in un cassetto segreto per costringere le persone a rimanere in una realtà TELEdipendente e TELEcomandata.
Qualche mese dopo il Signore Buffo, che ormai era diventato talmente importante che in molti già lo chiamavano Il Grande Buffo, fece uscire la versione aggiornata di TELE e tutti sembravano ipnotizzati dalla sorprendente novità: si chiamava “TELEprometto” ma come sottotitolo aveva: Gioco del Grande Giuramento Galattico.
Il Grande Buffo, che diceva di averlo inventato dopo essere stato pUNTO da un Signore (proprio così, lui diceva da un Signore e non da una Vespa), andò a proporlo in tutte le piazze.
Per venderlo diceva così: “L’unica regola del gioco è questa: alla TELEvisione io TELEdico, TELEracconto, TELEgiuro, TELEprometto, TELEfirmo, e tu TELEtieni, TELEcredi, TELEfaiandarbene altrimenti TELE ripeto, TELEcanto e TELEsuono finché non TELEcacciointesta.
Fra una pausa e l’altra tu ti abituerai a TELEnominare i cattivi il cui nome è scritto nel mazzo rosso dei SINISTRI IMPREVISTI.
Imparerai così che per giocare bene bisogna TELEliminare i nemici degli amici e TELEscegliere solo dal mazzo blu delle PROBABILITÀ DI LIBERTÀ.
Per vincere, quando capiterai sulla casella ELEZIONI, dovrai scegliere se TELEvotare per me oppure farti deridere da tutti i partecipanti al gioco che in coro ti canteranno che sei un COGLIOMUNISTA.“
La gente non aveva mai sentito quella parola, sembrava che fosse l’insieme di due parole molto brutte e, anche se ancora non avevano capito bene come funzionasse, in tanti comprarono subito quel gioco.
Il Grande Signore Buffo allora capì che in quel paese di TELEcondizionati si potevano fare cose interessanti… nel senso che poteva fare ancora molti interessi.
Continuò il suo progetto geniale con un ennesimo prodotto tecnologicamente avanzatissimo: “TELEscambio”.
Si trattava di un oggetto piccolissimo: uno scambiatore automatico di parole che aveva lo scopo di educare liberamente al vocabolario delle libertà.
Il Signore Buffo lo consigliava vivamente: infatti diceva che non bisognava usare il Vocabolario pubblico perché inculcava principi diversi da quelli delle famiglie libere.
Il TELEscambio si poteva mettere anche sotto il bavero della giacca, nessuno lo vedeva e, azionandolo, le parole venivano scambiate automaticamente senza che la gente che ascoltava se ne accorgesse.
Ad esempio la parola ladro diventava subito EVASORE FISCALE e, in pochi secondi, evasore fiscale diventava LIBERISTA; liberista poi diventava LIBERALE; liberale diventava LIBERO; libero diventava GIORNALE; La Repubblica diventava GIORNALE di sinistra.
Così, mentre la repubblica di quel paese diventava sempre più SINISTRA, i ladri e gli evasori fiscali si trasformavano in liberisti che, spesso difesi dal giornale Libero, alla fine erano più liberi di prima.
In questo modo si è arrivati a TELEscambiare l’espressione: “Suini sul divano” (leggi: porci comodi) con LIBERTÀ.
Ma, nel tempo, a forza di cambiare il significato delle parole non ne rimasero più da stravolgere e allora, in maniera ingegnosa come al solito, il Grande Buffo cominciò a sottrarre lettere alle parole. Fu così che si spacciò per un liberatore di consonanti e di vocali ed inventò l’Alfabeto Essenziale della Libertà.
La sua liberazione più famosa fu quella delle 3 vocali e delle 3 consonanti che compongono la parola: S-C-U-O-L-A.
Dove prima c’era la scuola primaria che si STAGLIAVA nel panorama europeo ed internazionale, per la sottrazione della S davanti, ora nella scuola primaria si TAGLIAVA.
Quella che prima era una buona SCUOLA, a causa di una C in meno, diventò una SUOLA che tutti pestavano.
Prima UDIRE significava ascoltare per capire e poi fare, poi per la U tolta, si trasformò nella scuola del DIRE in cui parlavano solo i professori.
Se prima l’ODIO non c’era nella scuola perché si insegnava ad accettare le diversità adesso, senza la O, rimase solo DIO, uno solo, per una sola scuola, per un solo alunno-tipo, per un solo maestro.
Se prima con il tempo giusto si potevano riconoscere i VOLTI degli alunni, mancando la L, rimanevano i VOTI con cui sistemare i bambini in una classifica.
Infine se prima la scuola era un luogo dove ALLEVARE sogni, curiosità, talenti, senza la A, nella scuola si potevano solo LEVARE sogni, speranze ed interessi.
Il paese non era più quello della Esse davanti e la scuola stessa dopo che era rimasta SUOLA si accorse che in una sera d’autunno le rubarono pure la U di Uguaglianza dei diritti: rimase SOLA. E quando arrivò l’inverno, per il freddo si congelò e poi si frantumò anche la A finale.
Rimase SOL.
Un giorno, quando tutto sembrava stravolto, successe una cosa bella: gli Studenti, senza Scuola, si accorsero che in quel Paese non c’era rimasto molto che avesse la Esse davanti, ma loro invece ce l’avevano ancora e forse potevano far tornare tutte le altre lettere.
Cominciarono a parlare e a discutere, anche animatamente, per capire come fare e mentre lo facevano le loro voci sembravano comporre una bella canzone. Era davvero una bella sinfonia.
Continuarono a parlare cantando e a discutere agitandosi, sempre di più.
Si fecero sentire: affiancarono al SOL, il FA di fare e nacque la prima SOLFA che faceva così: “Se non cambierà, noi andremo via di qua”.
Dopo poco, inventarono la seconda: “La TELEvisione fa addormentare. L’istruzione fa sognare.”
E anche la terza: “Signore Buffo, ti spettineremo il ciuffo”.
A forza di gridare e muoversi convinsero altre persone che si unirono a loro.
Tutti insieme si accorsero che la loro voce era forte, e più si udivano forte più si sentivano forti.
Così la loro forza diede energia anche agli altri abitanti del paese.
Finalmente un poco alla volta gli Studenti, che già lo avevano capito per via della Esse davanti, spiegarono agli abitanti che dovevano essere proprio loro stessi a capire come cambiare la vita del Paese.
Gli fecero capire che volendo bastava poco, molto poco.
Ad esempio potevano cominciare mettendo una Esse davanti alla loro VITA ed avrebbero ottenuto un’indicazione chiara: “sVITA! Comincia a guardare dentro la tua vita, controlla, sistema, aggiustala, sceglila e poi riavVITA.
Solo così potrai RIAVere la tua vera VITA“.
Fu così che gli Studenti regalarono la loro Esse agli abitanti; tanto a loro sarebbe ricresciuta Subito e poi ne avevano tante altre di Esse: quelle di Sensibilità, Sfrontatezza, Sorpresa, Sciopero, Sarcasmo, Stizzirsi, Satira, Soverchiare, Sperimentare, e anche quella di Swing).
Come tornarono le altre lettere, quale fu il destino del Signore Buffo e in che modo quel paese tornò a essere IL PAESE CON LA ESSE DAVANTI lo lascio Scrivere a chi, Sentendosi Soggetto Semplice e Sapendo Sperare Seriamente, Sappia Scegliere di Sognare.

bellissima sono d’accordo non bisogna mai smettere di sognare e di credere che possa esistere un mondo migliore e più giusto e non il mondo alla rovescia che ci siamo abituati a vedere in questi ultimi 20 anni e se si comincia dalla scuola e dalla scuola pubblica queste nuove generazioni potranno ottenere quello che noi finora abbiamo solo sognato