Nel giugno scorso sono stati presentati a Roma i primi dati dell’indagine realizzata da Associazione Bruno Trentin (CGIL) e Save the Children: “Game over – Indagine sul lavoro minorile in Italia”.
I dati sono allarmanti: 260.000 adolescenti lasciano la scuola per lavorare.
Più di un ragazzo su venti!!!
Il 5,2% dei ragazzi minori di 16 anni!!!
Duecentosessantamila!!!
Di questi 30.000 circa sono a rischio sfruttamento per la pericolosità del lavoro.
La maggior parte dei ragazzi italiani fa la sua prima esperienza di lavoro dopo i 13 anni (72%); il 2,7% ha meno di 11 anni, l’8,5% meno di 12 anni, il 13,8% meno di 13 anni. Solo il 5% è straniero.
Per la maggior parte sono occupazioni continuative. E non sempre legali.
Nel luglio scorso, il deputato di Sinistra Ecologia e Libertà: Gianni Melilla, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro del Lavoro per chiedere, visti i dati in premessa, “se non intenda assumere una azione di monitoraggio del fenomeno al fine di assumere le iniziative necessarie al contrasto al lavoro minorile illegale e alla tutela integrale dei diritti di questi giovanissimi ragazzi-lavoratori.”
Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, ha risposto. “Attualmente i requisiti richiesti per la valida e corretta instaurazione di un rapporti di lavoro con un soggetto minorenne sono due: il compimento dell’età minima prevista dalla legge, fissata a 16 anni, e l’assolvimento dell’obbligo scolastico per almeno dieci anni”.
Fino a qualche tempo fa gli adolescenti potevano iniziare a lavorare a 15 anni. Con la legge finanziaria del 2007 il governo ha rivisto, seppure di poco, il limite.
Un impianto rigoroso, necessario per dare seguito alla convenzione Onu sui diritti del fanciullo, ratificata in Italia nel 1991. E in particolare all’articolo 32 del trattato, che tutela «il diritto del minore ad essere protetto contro lo sfruttamento economico ed ogni forma di lavoro pregiudizievole per la sua educazione, la sua salute e il suo sviluppo psico-fisico».
Quello che ho capito è che i numeri sul lavoro minorile sono imbarazzanti ed annacquati visto che non tengono conto di tutti quei minori impegnati in attività illegali.
Ma non credo di aver capito il livello di impegno del Governo su questo tema fondamentale. Se lo devo dedurre dall’attenzione dimostrata finora nei confronti dei minori in generale e di quelli che frequentano la scuola in particolare, allora posso tranquillamente commentare che l’interesse del governo delle larghe e sotto intese è rivolto più a chi “per amare la pace vuole armare la pace con gli F35”, piuttosto che a chi per amare la pace vuole iniziare a coltivarla dalla scuola.
Il ministro Giovannini poi racconta che solo nel 2012 «Sono state riscontrate 897 violazioni di rilevanza penale, con riferimenti, in particolare, al settore del terziario in cui maggiore risulta la percentuale di impiego dei minori».
Solo nei primi tre mesi dell’anno in corso, invece, il ministero ha scoperto altre 200 violazioni penali.
A chi aveva già fatto partire in automatico stereotipi, pregiudizi, credenze e superstizioni geografiche è importante far sapere che, lo scorso anno, la maggior parte delle violazioni sul lavoro minorile si è registrata in Lombardia con 130 casi, poi in Puglia con 125 e a seguire nella nostra nebbiosa Emilia Romagna con 105.
A chi invece continua a credere che l’investimento nella e sulla scuola sia la risposta giusta, è utile regalare il ricordo di quello che scrivevano i ragazzi di Don Milani in Lettera a una professoressa:
“L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile.
Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno.
Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola.
È un ospedale che cura i sani e respinge i malati.”
E’ il tragico indicatore di un Paese sulla via del sottosviluppo! Una tragedia…