RainbowLa triste scenografia politica di questi ultimi anni sta connotando sempre di più la scuola pubblica ed i servizi educativi per l’infanzia come elementi di sfondo, scene di secondo piano, fondali quasi superflui.
I governi recenti si sono mossi tutti nella direzione di un risparmio nella spesa pubblica e chi ne ha subito maggiormente le conseguenze è stata proprio la scuola.
Quella del risparmio però è solo la giustificazione apparente perché in realtà ormai è chiaro che il vero scopo dei tagli economici è il cambiamento radicale del sistema dell’istruzione pubblica e dei servizi per l’infanzia e le famiglie.
Gli imperativi dominanti sembrano essere quelli di stravolgere il modello di welfare, di favorire la scuola privata, di investire nel sistema integrato piuttosto che rafforzare quello pubblico.
Con queste azioni si costringe la scuola a documentare l’esistente e a rinunciare di fatto al suo ruolo fondamentale nello sviluppare conoscenze e competenze, nell’allevare capacità critiche, nel favorire relazioni ed integrazioni, nel ridurre disuguaglianze.
Non condividiamo tale idea di scuola perché non lascia intravedere quell’investimento culturale necessario per una crescita sociale, uno sviluppo sostenibile e di conseguenza un futuro migliore.
Il caso denunciato recentemente sulla stampa relativo alla mancata assegnazione di un adeguato numero di insegnanti di sostegno in deroga, alle classi frequentate da alunni con disabilità, è la conferma di una volontà politica grave: quella di far pagare sempre ai più deboli.
Condividiamo le preoccupazioni espresse dai Sindacati perché se la scuola è oggetto di tagli, l’ambito specifico dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità è quello sacrificato in maniera più pesante.
Qualche esempio. La scuola non inizia per tutti gli alunni allo stesso modo: diversi insegnanti assegnati su posto di sostegno, proprio in questi giorni e dopo circa un mese di scuola, verranno sostituiti con altri appartenenti ad altre graduatorie perché dal ministero hanno emanato norme senza preoccuparsi delle conseguenze dal punto di vista degli alunni e delle loro famiglie.
Inoltre la concessione di deroghe, cioè l’assegnazione di altri insegnanti per i casi di grave disabilità, avverrà solo per pochissimi casi e solo fra pochi giorni, ad un mese circa dall’inizio dell’anno scolastico.
Moltissimi altri alunni invece dovranno accontentarsi di briciole di ore nonostante la loro diagnosi preveda un’attribuzione ben superiore.
haring-keith-senza-titolo-1983Il modo secondo il quale sono stati assegnati gli insegnanti di sostegno è conseguente ad una logica numerica che non considera la variabilità dell’offerta formativa delle diverse scuole; ad esempio si parla del rapporto di un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità circa, senza considerare che l’orario di frequenza settimanale di un bambino o di un alunno alla scuola dell’infanzia può arrivare alle 50 ore, alla scuola primaria va dalle 24 alle 40, mentre alla scuola secondaria di primo e di secondo grado arriva a 30/33 ore settimanali. Occorre porsi l’obiettivo di un organico scolastico funzionale ai bisogni.
Alla scuola superiore di secondo grado la situazione è davvero grave: istituti con percentuali di inserimento di alunni con disabilità altissime ed altri con la stessa percentuale uguale a zero; istituti con classi in cui sono iscritti diversi alunni con disabilità ed altre dove il solo tentativo di iscriversi rappresenta una barriera non solo architettonica.
Si potrebbe continuare parlando di famiglie che sono costrette a far frequentare i loro figli con disabilità solo pochi giorni alla settimana perché non ci sono abbastanza insegnanti o di altri alunni costretti a lavorare separati dalla propria classe, insieme ad altri compagni disabili per carenza di risorse.
L’aspetto più assurdo di questa vicenda è che la nostra regione ha a disposizione un determinato numero di posti che non varia da quattro anni e che non può essere modificato nonostante l’aumento considerevole che si è avuto nelle iscrizioni degli alunni con disabilità. Una fra le priorità è sicuramente quella di rivedere, aggiornandoli, i contingenti regionali.
Tale scenario sembra preludere ad un periodo buio che abbiamo già vissuto in Italia: quello delle classi differenziali per gli alunni con lievi difficoltà o con problemi di comportamento, quello delle classi speciali per alunni handicappati e quello degli istituti per il ricovero delle persone con disabilità grave.
Quel periodo lo abbiamo superato anche lottando per ottenere l’inserimento degli alunni con disabilità nelle classi comuni della scuola pubblica.
La qualità della scuola italiana è cresciuta nel tempo anche grazie al processo di integrazione scolastica.
Picking-colors-for-web-designSiamo fra i pochissimi paesi al mondo che realizzano questa esperienza che offre opportunità di apprendimento e di relazione altrimenti impossibili; non solo a chi ha una disabilità ma anche ai loro compagni cosiddetti normodotati.
C’è bisogno che la politica torni ad impegnarsi nel presente, senza scordare il passato, ed avendo come orizzonte futuro l’articolo 3 della nostra Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Non faremo mancare il nostro impegno per una scuola intesa come comunità accogliente, come bene comune, come casa dei saperi “di tutti e di ciascuno”.

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Circolo Sinistra Ecologia e Libertà “Don Chisciotte”- Ferrara