A me il caffè Napolitano non è mai piaciuto molto; non è corposo, ha un retrogusto vecchio, non ha l’urto della caffeina e poi assomiglia a lisciva per lavare i panni.
Quando poi si è costretti a berlo amaro perché lo zucchero è nella stanza a fianco e chi te lo offre è troppo pigro per alzarsi e andare a prenderlo, è davvero stomachevole!
Il caffè Napolitano è di quelle cose che sembra non facciano né bene né male ma poi ti ritrovi con uno strano mal di testa ed il fegato ingrossato.
Ti fa sentire quasi come un replicante alla Roy Batty di Blade Runner….
(Sottofondo musicale onirico)
Io ne ho visto cose che voi democratici non potreste immaginarvi…
Prodi da compatimento in fiamme al largo dei bastioni di D’Alema
e ho visto i saggi e Marini balenare nel buio vicino alle porte di Arcore.
E tutto quei momenti andranno ricordati nel tempo come veleno in un caffè Napolitano.
È tempo di morire!
Il film Blade Runner è ispirato da un romanzo di Philip Dick il cui titolo tradotto significa: Gli androidi sognano pecore elettriche?
Nel mio piccolo, pur non sognando ovini alimentati a corrente, ho preso ugualmente la scossa.
Ho visto Napolitano ostacolare Bersani non concedendogli la possibilità di presentarsi davanti alle Camere per chiedere la fiducia.
Ho visto il Presidente della Repubblica nominare 10 saggi per fare un lavoro talmente inutile che, volendo, si poteva evitare facilmente.
Ho visto il PD non accogliere la candidatura di Rodotà a presidente della Repubblica per proporre invece venti Marini che soffiassero debolmente sia nella Pianura Padana, che nei Monti e addirittura nelle paludi dove vivono i caimani.
Ho visto un certo PD sbeffeggiare uno dei propri padri: Romano Prodi.
Ho visto 101 granchi viratori (il gioco di parole è volontario) e vorrei sapere i loro nomi.
Ho visto quel PD comportarsi come la vecchia Democrazia Cristiana.
Ho visto il Partito Democratico proporre, come Presidente della Repubblica, il vecchio Presidente della Repubblica per poi applaudirlo, dopo la nomina, come nuovo Presidente della Repubblica.
Ho visto il vecchio Presidente della Repubblica, una volta diventato nuovo Presidente della Repubblica, chiedere responsabilità a tutti.
Ho visto Matteo Renzi del PD gongolare.
Ho visto David Sassoli del PD dare dell’irresponsabile a Rodotà.
Ho visto Pippo Celati del PD scrivere che nella sinistra ci sono quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra.
Ho visto Michele Serra scrivere che SEL è stata più leale con Bersani e il PD del PD stesso.
Ho visto che tutto è partito da Napolitano e tutto è tornato a Napolitano.
Ho visto che si poteva cambiare ma non si è voluto cambiare.
Ho visto che il caimano ha un nuovo compagno di giochi: il gattopardo.
Ho visto che il giaguaro ha più macchie di prima.
Ho visto i lupi dentro quel PD.
Ho visto gli avvoltoi nel PD aspettarne la fine.
Ho visto gli agnelli della Conferenza Episcopale Italiana pregare per Napolitano.
Ho visto anche la coerenza ma non era nelle scelte del PD.
Ho visto quel PD ma sarei contento di non vederlo più.
Comunque la pensiate, buona lettura dell’articolo di Massimo Gramellini. Mauro
PARTITO, PARTICIPIO PASSATO da La Stampa del 20/04/2013
La fine del Partito Democratico non è un giorno di festa, neanche per chi ha sempre ironizzato su quell’accozzaglia di accoltellatori narcisisti, tenuti insieme soltanto dal mastice del potere. Bello o brutto che fosse, ed era diventato particolarmente brutto, il Pd rappresentava l’ultimo partito.
L’ultima struttura politica in grado di organizzare congressi e di eleggere un segretario, anziché un padrino o un padrone. Magari un segretario senza carisma e con uno staff mediocre. Ma pur sempre una leadership provvisoria e rovesciabile o, come va di moda dire adesso, contendibile. Pure troppo. Il Pd muore di troppe contese. Non si dissolve per mancanza di dialogo, ma per babelica sovrapposizione di voci.
Alla sua caotica scomparsa fa da contraltare, in queste ore di conclave quirinalizio, la compattezza granitica dei movimenti personali.
Non un grillino, un leghista o un berlusconiano hanno finora votato contro gli ordini dei rispettivi capi.
E’ questo che vogliamo, in nome della rapidità e della coerenza delle decisioni?
Le voci diverse, che negli esecrati partiti della Prima Repubblica raggiungevano in qualche modo l’armonia di un coro, devono lasciare il podio agli assolo dei tenori con claque al seguito?
Le colpe dei partiti sono enormi, ma nel momento in cui l’ultimo di essi si inabissa fra gli sberleffi collettivi, permettetemi di riadattare a futura memoria il celebre paradosso di Churchill. La democrazia dei partiti è il sistema peggiore che l’uomo abbia escogitato, esclusi tutti gli altri.