Robert-Doisneau-bambini

Da diversi anni, certi governanti considerano e parlano della scuola pubblica italiana come di un’istituzione da sacrificare, di un capitolo di spesa da tagliare, di un ambiente di “fannulloni che inculcano principi contrari a quelli delle famiglie”.
Questi politici, con le loro mistificazioni, hanno scelto di squalificare la scuola pubblica italiana.
Come ci ha insegnato il professor Noam Chomsky, la manipolazione delle persone attraverso i mass media avviene tramite strategie ben definite; fra queste: la continua distrazione dai problemi importanti, il mantenere il pubblico nell’ignoranza ed il mostrarsi complici per indurre la gente ad essere compiacente con la volgarità.
Infatti solo chi è sottomesso alla mediocrità può credere alle giustificazioni secondo le quali togliere oltre 8 miliardi alla scuola pubblica, tagliare più di 130 mila professionisti, finanziare la scuola privata, siano operazioni necessarie a risolvere la crisi economica e a  riformare il sistema scolastico italiano.
Sono passati più di 30 anni da quando Italo Calvino scrisse: “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”; il suo pensiero è straordinariamente attuale.
La scuola pubblica italiana, vero e proprio organo costituzionale, ha bisogno invece di massima attenzione sia per sentire valorizzata la propria indispensabile funzione socioculturale che per risolvere i propri problemi.
Affrontare i problemi della scuola non vuol dire dividere l’opinione pubblica e sottrarre risorse ma moltiplicare occasioni di confronto fra persone esperte, allo scopo di sommare proposte per costruire una scuola adatta ad una società dei saperi e delle relazioni, coerente con il dettato costituzionale.
Una delle soluzioni per uscire dalla crisi economica e per far rinascere il nostro paese, è partire proprio da un forte investimento culturale ed economico sull’istruzione e sulla ricerca.
La scusa della crisi non basta a spiegare i tagli perché chiunque creda in una società istruita, solidale, accogliente sa che i fondi per sostenerla si possono recuperare riducendo drasticamente le spese militari e le grandi opere, tassando le transazioni finanziarie, impostando una fiscalità più equa, lottando seriamente contro l’evasione e l’elusione fiscale, favorendo l’utilizzo del software libero nella pubblica amministrazione… e gli esempi potrebbero continuare.
Occorre partire da un forum nazionale sulla scuola pubblica che possa definire le proposte per una scuola di tutti e di ciascuno; che tenga conto dei saperi necessari all’educazione del futuro; che crei le condizioni per ragionare di continuità, di orientamento, di uniformità dei vari gradi scolastici; che migliori la partecipazione democratica senza imporre il modello aziendalistico; che si interessi di valutazione del sistema senza abbassarsi alla somministrazione asettica di test “enigmistici”; che si preoccupi di edilizia e di sicurezza anche riducendo il numero massimo di alunni per classe; che valorizzi il processo di integrazione degli alunni con disabilità n_1359799360_Manifestazione_Roma___febbraio___Scuola_pubblica__sanit___beni_comuniinvestendo in formazione e in personale; che riconosca dignità alla funzione sociale dell’insegnante e non obblighi i professionisti della scuola a lavorare di più per lo stesso compenso.
C’è bisogno di ripartire con una diversa impostazione culturale.
C’è bisogno di ricominciare dalla scuola intesa come bene comune.
Anche per questo Sinistra Ecologia e Libertà condivide, sostiene, aderisce e partecipa all’iniziativa organizzata dal Coordinamento Nazionale Scuola per il 2 febbraio a Roma: “Scuola, sanità, beni comuni: di tutte/i per tutte/i.

Mauro Presini
per Sinistra Ecologia e Libertà, Ferrara